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foto di gruppo Teach for Italy

Teach For Italy: dalla classe alla comunità

Due insegnanti, due anni di Fellowship e un percorso che continua oltre l’aula

Da alcuni anni Fondazione Marcegaglia sostiene Teach For Italy, organizzazione non profit impegnata nel contrasto alla povertà educativa attraverso la formazione di insegnanti che operano in contesti scolastici caratterizzati da particolare complessità sociale.

La collaborazione si inserisce nel piano di crescita 2024–2026 di Teach For Italy e sostiene in particolare la formazione di fellow donne attraverso un percorso biennale che affianca all’attività in classe formazione, mentoring e accompagnamento professionale. Avevamo già raccontato il percorso e gli obiettivi della collaborazione nell’articolo Teach For Italy: costruire opportunità attraverso la scuola, dedicato alla Fellowship e al ruolo della formazione degli insegnanti nel contrasto alla povertà educativa.

Dopo la conclusione della Fellowship, torniamo a raccontare il progetto attraverso le voci di Silvia Zaghi e Veronica Camaioni, due insegnanti sostenute nel loro percorso con Teach For Italy e oggi parte della comunità degli Alumni, la rete che riunisce chi ha concluso la Fellowship.

Le loro esperienze, maturate in territori e contesti scolastici differenti, mostrano come la formazione possa tradursi in nuovi strumenti, maggiore consapevolezza e capacità di generare un impatto che va oltre la singola classe. Due percorsi diversi, ma accomunati dalla stessa convinzione: la scuola può diventare uno spazio in cui ogni studente trova la propria voce, le differenze diventano risorse e le relazioni costruite in classe possono generare un cambiamento che coinvolge anche famiglie e comunità.

Silvia Zaghi: dare voce, costruire partecipazione

Silvia Zaghi - Teach for Italy

Silvia Zaghi insegna in una scuola primaria di Ferrara, in un territorio caratterizzato da una forte eterogeneità sociale e culturale: circa il 58% degli studenti e delle studentesse proviene da 20 Paesi diversi e nel territorio è presente anche una storica comunità Sinti. Una scuola in cui le differenze fanno parte della quotidianità e possono diventare un terreno concreto su cui costruire partecipazione e inclusione.

Quando avevamo raccontato Silvia all’inizio della Fellowship, uno dei temi al centro del suo lavoro era il dissenso: come trasformarlo da problema disciplinare a occasione di confronto e crescita civica. Due anni dopo, quell’intuizione è diventata parte del suo modo di stare in classe.

Anche decisioni apparentemente piccole – scegliere un gioco durante l’intervallo o ridefinire insieme gli accordi di classe – diventano occasioni per ascoltare punti di vista differenti, discutere possibili soluzioni e arrivare a una scelta condivisa. Ma il cambiamento riguarda anche Silvia stessa: la Fellowship l’ha portata a osservare con maggiore attenzione chi prende facilmente la parola e chi, invece, rischia di rimanere ai margini, interrogandosi anche sui bias che possono condizionare inconsapevolmente lo sguardo dell’insegnante.

“Uno degli aspetti su cui mi focalizzo maggiormente è il dare la possibilità a ciascuno studente e studentessa di far sentire la propria voce.”

Questa attenzione all’identità e alla partecipazione è emersa anche durante la restituzione alla classe dei dati del MEL – Monitoring, Evaluation, and Learning, l’indagine con cui Teach For Italy valuta il proprio impatto su insegnanti, studenti e scuole. Silvia ha raccontato ai bambini la dimensione internazionale della rete Teach For All, collegandola anche ai Paesi di origine delle loro famiglie.

“Vedere lo stupore nei loro occhi per i numeri di studenti e studentesse raggiunti e per questa inaspettata forma di connessione, mondiale e con i paesi di origine, mi ha dato l’idea di quanto questo programma sia importante per la valorizzazione di aspetti identitari che spesso rischiano di essere sottovalutati.”

Condividere ciò che si impara

Nei due anni di Fellowship, però, il percorso di Silvia non è rimasto circoscritto alla propria classe. Insieme alle colleghe ha contribuito a costruire un’attività di formazione interna per docenti e personale educativo dell’Istituto, partendo dai bisogni reali delle persone coinvolte e creando occasioni di confronto, strumenti pratici e risorse condivise.

L’esperienza del primo anno è servita a ripensare quella successiva: gruppi con esigenze e livelli di esperienza differenti hanno potuto lavorare su strumenti per i bisogni educativi speciali, metodologie più specifiche e materiali da mettere a disposizione dell’intera scuola. Nei casi più complessi, la formazione è stata affiancata anche da momenti di confronto dedicati con i singoli team.

Il passaggio è significativo: ciò che nasce come percorso di crescita individuale diventa progressivamente una competenza condivisa, capace di coinvolgere altri insegnanti e di incidere sul modo in cui la scuola affronta bisogni e difficoltà.

E oggi lo sguardo di Silvia si allarga ancora. Conclusa la Fellowship, continua a far parte della rete di Teach For Italy e guarda soprattutto al rapporto tra scuola, famiglie e territorio. Nel quartiere in cui insegna la partecipazione delle famiglie è ancora limitata, ma stanno prendendo forma nuove occasioni di incontro: un comitato territoriale, momenti di dialogo su temi che riguardano studenti e genitori e una maggiore attenzione agli spazi scolastici come luoghi aperti alla comunità.

È qui che Silvia colloca oggi uno degli obiettivi più importanti del percorso iniziato due anni fa:

“L’investimento di questi due anni […] è la definizione di alleanze educative strutturate tra scuola, famiglie e territorio che aumentino la partecipazione, il senso di appartenenza e la possibilità di essere promotori e promotrici di impatti positivi duraturi nel quartiere.”

Un percorso che, partito dalla classe, oggi guarda sempre più alla costruzione di una comunità educativa condivisa.

Veronica Camaioni: quando la lingua diventa appartenenza

Veronica Camaioni - Teach for Italy

Veronica Camaioni insegna italiano L2 in una scuola secondaria di primo grado della provincia di Vicenza, in un territorio caratterizzato da una forte presenza di famiglie provenienti dall’estero e da frequenti inserimenti di nuovi studenti anche durante l’anno scolastico. Nell’Istituto convivono 26 diverse nazionalità: una pluralità di lingue, storie e culture che rende la scuola uno dei pochi luoghi in cui comunità molto diverse possono realmente incontrarsi.

È proprio da qui che parte il lavoro di Veronica. Imparare l’italiano è fondamentale per partecipare alla vita scolastica e costruire relazioni, ma non può significare mettere da parte la propria lingua d’origine. Al contrario, riconoscerla significa riconoscere una parte dell’identità degli studenti e creare le condizioni perché possano sentirsi accolti, visibili e parte della comunità.

“Avere una classe di 25 studenti e studentesse con diverse lingue è una ricchezza speciale che non dobbiamo dare per scontata o trattare come un problema, ma che dobbiamo cogliere per rendere la scuola a tutti gli effetti un luogo di scambio dove tutte le lingue hanno la stessa dignità.”

Questo aspetto diventa ancora più importante per ragazzi e ragazze arrivati da poco in Italia. Le prime settimane possono essere segnate da una forte distanza rispetto al gruppo classe e dalla difficoltà di trovare il proprio posto in un ambiente nuovo. Per Veronica, il ruolo dell’insegnante è anche quello di accompagnare questo passaggio, sostenendo la fiducia nelle proprie capacità e la consapevolezza di poter diventare protagonisti del proprio percorso.

Ma l’inclusione non nasce semplicemente dal fatto di condividere la stessa aula. Richiede una scelta educativa precisa: creare occasioni in cui anche chi tende a rimanere ai margini possa prendere la parola, portare la propria esperienza e contribuire alla costruzione della comunità scolastica.

Un gesto concreto che racconta il valore dello scambio

Tra le esperienze vissute in classe, Veronica racconta un’attività che restituisce in modo particolarmente immediato il significato di questo approccio. Con gli studenti e le studentesse di terza sta lavorando alla realizzazione di un libro bilingue, scritto in italiano e nelle loro lingue madri, che sarà poi donato alla scuola primaria affinché anche i bambini più piccoli possano trovare testi nella propria lingua.

Durante una delle attività, una studentessa molto diligente e timida stava scrivendo il proprio nome in italiano e in caratteri bengalesi. Poi ha scritto anche il nome di Veronica.

Un gesto semplice, ma che per lei racchiude il senso più profondo dello scambio costruito in classe:

“Questo è lo scambio, il sentire che qualcosa, mai troppo piccolo, è tornato indietro, sapere che lei ha insegnato a me qualcosa di suo. Ora so che, nonostante tutto l’impegno che ci sta mettendo per imparare l’italiano, lei non si vergogna della sua lingua.”

È proprio in episodi come questo che la multiculturalità smette di essere soltanto una caratteristica della classe e diventa una risorsa educativa concreta: non semplice convivenza tra differenze, ma possibilità di conoscersi, riconoscersi e imparare gli uni dagli altri.

Terminata la Fellowship, Veronica ha scelto di continuare il proprio percorso soprattutto dentro le classi e le scuole, portando con sé anche la rete costruita con gli altri Fellow di Teach For Italy, che considera uno strumento per condividere esperienze e amplificare il cambiamento generato quotidianamente nei singoli contesti scolastici.

“Nei prossimi anni sarà proprio questa rete a darci la possibilità di moltiplicare il cambiamento che ognuno di noi porta dentro e fuori dalla scuola.”

Una prospettiva che restituisce alla scuola il suo ruolo più ampio: creare connessioni, riconoscere le differenze e trasformarle in opportunità di crescita.

Dalla Fellowship a un cambiamento più ampio

Silvia e Veronica hanno concluso il biennio di Fellowship, ma il percorso avviato con Teach For Italy non si esaurisce con la fine della formazione. Entrambe continuano infatti a far parte della rete degli Alumni, che riunisce gli insegnanti che hanno completato il programma e permette di mantenere vivo il confronto, condividere esperienze e mettere in circolo competenze maturate nei diversi contesti scolastici.

Per Silvia questo significa continuare a rafforzare il rapporto tra scuola, famiglie e territorio; per Veronica proseguire il lavoro quotidiano nelle classi, valorizzando anche il confronto con una rete più ampia di insegnanti.

Due direzioni differenti che partono dalla stessa consapevolezza: la formazione di un insegnante può produrre effetti che vanno oltre la singola lezione, contribuendo a costruire scuole più inclusive, partecipate e capaci di generare opportunità per studenti e comunità.

Sostenere la scuola significa costruire opportunità

La partnership con Teach For Italy conferma l’impegno di Fondazione Marcegaglia nel considerare l’educazione e la formazione strumenti fondamentali per contrastare le disuguaglianze e ampliare le opportunità delle nuove generazioni.

Le esperienze di Silvia e Veronica mostrano come investire sugli insegnanti possa contribuire a creare ambienti scolastici più inclusivi, capaci di riconoscere il potenziale degli studenti e di costruire relazioni più forti con le comunità in cui operano.

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