Accompagnare una donna che ha subito violenza nel suo percorso verso una nuova autonomia richiede ascolto, preparazione e competenze specifiche. È un lavoro delicato, che mette ogni giorno le operatrici dei Centri Antiviolenza di fronte a situazioni complesse, nelle quali è fondamentale poter contare su strumenti adeguati e su una rete di professioniste e servizi con cui confrontarsi.
Per questo, contrastare la violenza di genere significa anche investire nella formazione di chi lavora quotidianamente a fianco delle donne. Condividere le esperienze maturate nei diversi territori, rafforzare le competenze e migliorare la collaborazione tra i centri permette di costruire interventi sempre più qualificati, capaci di rispondere con maggiore efficacia ai bisogni delle donne.
È su queste esigenze che lavora la Scuola Permanente per Operatrici dei Centri Antiviolenza, promossa da Fondazione Una Nessuna Centomila e sostenuta da Fondazione Marcegaglia. Avviato nel 2025, il progetto ha già concluso il suo primo ciclo formativo e si prepara a coinvolgere nuove partecipanti, dando continuità a un percorso che punta a rafforzare le competenze e il riconoscimento professionale delle operatrici su tutto il territorio nazionale.

Dalle esperienze dei territori a un patrimonio di competenze condivise
La Scuola Permanente nasce per rispondere a una difficoltà concreta: la preparazione delle operatrici dei Centri Antiviolenza non è omogenea in tutta Italia. Le differenze riguardano sia le conoscenze tecnico-operative sia gli strumenti culturali necessari per affrontare un fenomeno complesso come la violenza di genere.
A questa situazione si aggiunge un’altra criticità. Molte delle competenze sviluppate nei centri vengono trasmesse attraverso l’esperienza diretta e il confronto tra colleghe, senza trovare sempre una sistematizzazione che le renda accessibili e utilizzabili anche in altri contesti.
Come spiega Debora Ghietti, Segretaria Generale di Fondazione Una Nessuna Centomila, la Scuola nasce proprio dalla necessità di affrontare queste differenze:
«La Scuola nasce da una pluralità di bisogni. Il più rilevante è la forte disomogeneità di preparazione tra le operatrici dei diversi territori».
C’è poi un’altra esigenza: raccogliere e condividere le conoscenze maturate nei singoli centri, evitando che esperienze e metodi di lavoro vadano dispersi. Metodi e strumenti poco definiti possono infatti lasciare spazio a interventi non sufficientemente efficaci, con conseguenze sulla sicurezza e sulla qualità del sostegno offerto alle donne.
Per questo il percorso formativo si sviluppa su due dimensioni complementari, una culturale e politica e una tecnico-operativa, con l’obiettivo di valorizzare l’esperienza maturata dai centri e trasformarla in competenze condivise, senza cancellare le specificità delle singole organizzazioni.
Oltre 460 operatrici formate, 510 partecipanti alla seconda edizione
La prima edizione della Scuola, conclusa a giugno 2026, ha coinvolto oltre 460 operatrici dei Centri Antiviolenza italiani, dando vita a un percorso di formazione e confronto tra professionalità differenti.
Accanto alle esperte dei centri hanno contribuito storiche, giuriste, psicologhe, ricercatrici universitarie, mediatrici culturali e professioniste provenienti dal mondo dei diritti umani, del lavoro sociale e del terzo settore. La pluralità di queste competenze ha permesso di affrontare il tema della violenza di genere attraverso prospettive diverse, mettendo in dialogo l’esperienza quotidiana dei servizi con conoscenze specialistiche e ambiti di ricerca.
Il prossimo 30 ottobre prenderà il via la seconda edizione, che vedrà la partecipazione di 510 operatrici già attive nei Centri Antiviolenza di tutta Italia, grazie anche al sostegno di Fondazione Marcegaglia.
Il nuovo percorso darà ancora più spazio alle esperienze maturate direttamente sul territorio, attraverso una modalità di confronto che mette le organizzazioni al centro della formazione: un centro presenterà una pratica sperimentata nel proprio lavoro, mentre altri due contribuiranno ad approfondirla attraverso domande e osservazioni.
Una scelta che risponde a un’esigenza emersa durante la prima edizione: conoscere ciò che funziona in altri contesti, confrontare strumenti e approcci e rendere le esperienze più facilmente trasferibili tra organizzazioni.
Come racconta Debora Ghietti, la Scuola è diventata anche «uno spazio in cui tessere reti tra organizzazioni, che chiedono sempre più di conoscere le esperienze efficaci degli altri centri».

Il valore delle alleanze tra Centri Antiviolenza, ricerca e istituzioni
La condivisione delle competenze non riguarda soltanto il rapporto tra i singoli Centri Antiviolenza. Per rafforzare la qualità degli interventi è importante che le conoscenze maturate sul campo possano dialogare anche con la ricerca universitaria, le istituzioni e le altre professionalità coinvolte nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere.
In questa direzione, già durante la prima edizione della Scuola sono stati avviati contatti per possibili collaborazioni e protocolli con l’Università di Milano-Bicocca, capofila della rete accademica UN.I.RE., e con l’Università di Bari, nell’ambito del Dottorato di interesse nazionale in Gender Studies.
Il confronto tra realtà diverse permette di mettere in relazione competenze che spesso operano in ambiti separati, contribuendo a costruire un linguaggio comune e a rendere più riconoscibile il lavoro delle operatrici anche nel rapporto con le istituzioni.
«Costruire alleanze è fondamentale per arrivare a un linguaggio comune», sottolinea Debora Ghietti.
Un linguaggio condiviso può favorire la definizione di strumenti e procedure operative, ma anche dare maggiore autorevolezza alle professioniste che quotidianamente sostengono le donne nel loro percorso verso l’autonomia.
È una prospettiva che guarda oltre la singola esperienza formativa: creare collegamenti stabili tra organizzazioni significa rendere più accessibili le conoscenze, riconoscere il valore delle competenze specialistiche e rafforzare la capacità dei territori di lavorare insieme.
Verso standard nazionali di qualità per i Centri Antiviolenza
Il lavoro avviato attraverso la Scuola Permanente guarda anche a un obiettivo più ampio: contribuire alla definizione di standard nazionali di qualità per i Centri Antiviolenza.
La disponibilità di riferimenti condivisi permetterebbe di valorizzare le competenze professionali, migliorare la qualità degli interventi e offrire alle organizzazioni criteri comuni per orientare e valutare il proprio lavoro.
Come evidenzia Debora Ghietti, «il principale risultato atteso è la definizione di standard nazionali di qualità». Un traguardo che potrebbe contribuire a garantire alle donne un sostegno efficace, indipendentemente dal territorio in cui si trovano, e a rendere più riconoscibile il lavoro svolto dai centri.
Tra gli obiettivi futuri figurano anche il riconoscimento del profilo professionale delle operatrici e la redazione di un Codice Etico del lavoro nei Centri Antiviolenza.
La prima edizione ha inoltre dedicato un intero modulo alla prevenzione e al rapporto con i territori, approfondendo l’importanza delle collaborazioni locali e della sensibilizzazione nella costruzione di reti di protezione.
Sono prospettive che richiedono tempo e continuità, ma che trovano nella formazione e nello scambio tra professioniste una base concreta da cui partire.

Sostenere la formazione per rafforzare il contrasto alla violenza di genere
Il sostegno di Fondazione Marcegaglia alla Scuola Permanente per Operatrici dei Centri Antiviolenza si inserisce in un impegno più ampio per la prevenzione della violenza di genere e il rafforzamento delle organizzazioni che lavorano quotidianamente a fianco delle donne.
Dare continuità a percorsi come questo significa investire nelle persone che operano nei servizi, nelle loro competenze e nella possibilità di condividere esperienze e strumenti tra territori differenti.
Perché una rete antiviolenza più solida si costruisce anche così: valorizzando il lavoro di chi ne fa parte e creando le condizioni affinché le conoscenze maturate sul campo possano diventare una risorsa per tutte.
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