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Tatiana

Tatiana

Parole come: “non sei bella”, “non conti nulla”, “sei grassa”, “non sei capace di fare nulla…”, mi hanno segnato profondamente fino al punto di annullare la mia autostima.



Ho lasciato il mio paese per realizzare il mio sogno di autonomia personale ed economica, che le condizioni della mia famiglia non mi consentivano. 

Ho trovato non solo il lavoro ma anche un rapporto affettivo importante con una persona molto diversa per origine e cultura. Una diversità che col tempo si è rivelata limitante  per le mie aspirazioni, sopratutto dopo il matrimonio: un’esperienza positiva unicamente per la nascita di mia figlia.

Da questo momento qualcosa si è rotto tra di noi e ne sono seguiti maltrattamenti, minacce, una progressiva distruzione della mia identità di donna e della mia dignità.

Parole come: “non sei bella”, “non conti nulla”, “sei grassa”, “non sei capace di fare nulla…”, mi hanno segnato profondamente fino al punto di annullare la mia autostima. Solo nei momenti della sua assenza da casa io mi sentivo libera e per “respirare” giravo per la città cercando qualche riferimento, per dare voce alle mie ferite e alla mia devastante tristezza. 

In bicicletta sono arrivata al CAV (Centro Aiuto alla Vita). La tutina che mi è stata consegnata come segno di accoglienza, di ascolto senza invasioni e di fiducia immediata mi ha dato la forza di ritornare e di chiedere l’aiuto che veramente serviva a me e alla mia bambina.

Ho lasciato la casa, ho chiuso il rapporto con mio marito perché ho sentito di essere accompagnata dalla cura di tante persone. Nella nuova ospitalità mi sono riappropriata dei miei progetti e delle mie energie, ho ricostruito il rapporto con mia figlia e ho ritrovato la mia identità di donna e di madre.

(Tratto da “Quello che le donne raccontano – storie di donne, volenza e speranza raccolte dalle volontarie del CAV di Mantova”  Il Rio 2017)

 

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